Mondo Startup (parte I) “La valutazione”
Metodologie, Sfide e Approcci per l’Early Stage
Quanto vale la tua start-up? È una delle domande che viene spesso rivolta ai neoimprenditori innovativi, alla quale spesso segue una mancata riposta sensata o un valore ipotetico determinato senza alcun supporto di metodo e tecnica.
Questa è una delle attività più complesse nel panorama dell’innovazione. A differenza delle aziende mature, le startup spesso operano in contesti di elevata incertezza, con prodotti ancora in via sviluppo, ricavi inesistenti o limitati e modelli di business non pienamente validati e soprattutto un elevato fabbisogno finanziario. Per questo motivo, la scelta della metodologia di valutazione deve essere effettuata in base ad una serie di aspetti di seguito riportati in modo non esaustivo:
un primo aspetto da mettere in evidenza è lo stadio del “ciclo di vita” nel quale si trova la startup da valutare. Un aspetto non da poco, considerando la naturale e connaturata “velocità del business” delle startup ed ai notevoli cambiamenti, patrimoniali, economici e finanziari che si manifestano in tempi mediamente brevi (se paragonati a quelli delle aziende tradizionali). Cambiamenti ovviamente dovuti alla necessaria condizione di scalabilità del business. Di conseguenza l’approccio valutativo può variare anch’esso in modo significativo da una fase all’altra;
un secondo aspetto, specifico per la valutazione di startup early stage non ancora sul mercato, è quello legato alla criticità dovuta alla totale assenza di dati storici come i bilanci di esercizio che come ben sappiamo è un metro di misura apprezzato soprattutto dalle banche;
un terzo aspetto riguarda la stretta relazione fra la motivazione e la valutazione, ovvero se essa è rivolta a investitori crowd, piuttosto che a Venture o investitori istituzionali ovvero prodotta per motivi di valutazione di exit o ancora per motivi strategici, o altro ancora. Tale destinazione incide fortemente nella metodologia.
La valutazione deve fare avvicinare la forbice tra prezzo e valore.
Ovvero rappresentare un valore che si avvicini il più possibile al prezzo che l’investitore è disposto a pagare per l’ingresso nel capitale e quindi “rischiare” nel business.
Fatta questa premessa, osserviamo che nelle startup early stage dove i tradizionali metodi finanziari faticano ad essere applicati, trovano un diffuso utilizzo i metodi Berkus e Scorecard.
Il Berkus Method è uno dei metodi di valutazione più utilizzati per le startup in fase embrionale quindi in fase pre-seed e seed. L’idea di base è fondare la valutazione pre-money su cinque fattori:
una solida idea;
un prototipo funzionante;
un gruppo direzionale di qualità;
le relazioni strategiche;
il lancio o la vendita del prodotto.
Nella nuova versione del modello è possibile considerare altri driver in base alle caratteristiche della startup, evitando proiezioni finanziarie irrealistiche e concentrandosi invece su elementi tangibili dello sviluppo della startup, infatti, il metodo si basa su un approccio qualitativo–quantitativo secondo il quale gli assets intangibili di queste aziende sono le fondamenta del loro successo futuro e quindi preziosi, come lo sono i beni tangibili per le società ben avviate. A ciascuno di questi fattori va assegnato un valore (il modello prevede dei tetti massimi), che tiene conto di un’attività di analisi della startup sia di natura comparativa con altre startup al medesimo stadio; sia basata su questionari qualitativi che convertono le risposte in equivalenti monetari.
Lo Scorecard Method alla stregua del Berkus permette di ottenere una valutazione pre-money di realtà “pre-revenue” senza dati economico finanziari prospettici. Il metodo in oggetto a differenza del precedente è prettamente comparativo. Il processo di valutazione:
prende avvio dal valore pre-money di startup comparabili attive nella stessa area geografica e nello stesso settore di attività della società target;
la valutazione della startup target viene effettuata mediante una correzione (in aumento o diminuzione) del dato sul valore medio pre-money delle altre iniziative, correzione che si ottiene confrontando le performance dell’azienda target con quelle comparabili.
In parole povere, il metodo Scorecard “corregge” la stima del valore medio di realtà comparabili per ottenere il valore pre-money della startup target.
Anche qui come il metodo berkus la valutazione fa perno su fattori chiave o driver ai quali vengono dati dei pesi prestabiliti questi sono:
forza del team di gestione (max 30%);
dimensione dell’opportunità (max 25%);
prodotto/tecnologia (max 15%);
ambiente competitivo (max 10 %);
marketing/vendite/partnership (max 10%);
necessità di investimenti aggiuntivi (max 5%);
altri fattori (max 5%).
Le metodologie come Berkus, Scorecard restano tra le più adatte nelle prime fasi, mentre i metodi finanziari tradizionali diventano rilevanti solo quando il modello di business inizia a validarsi. Tuttavia, la soggettività a cui si prestano i metodi analizzati, rende difficile la verifica della loro attendibilità dall’investitore. A tal fine giocano un ruolo fondamentale la affidabilità delle banche dati grazie anche al supporto di professionisti dello scraping, dei driver scelti e infine, ma non per importanza, l’individuazione di equilibrio tra visione, execution capability e percezione del rischio da parte degli investitori.